Roma
Dura contestazione dei precari della scuola e studenti a Renzi e Giannini
Le “forze dell'ordine” identificano diversi partecipanti al presidio e fermano due dirigenti sindacali

L'idea del primo compleanno del governo Renzi festeggiato, com'era intenzione dei dirigenti del PD, tra l'ovazione della folla, durante l'iniziativa propagandistica “La scuola che cambia, cambia l'Italia”, si è rivelata, come doveva essere, l'ennesima sonora trombatura per il Berlusconi democristiano, sommerso dentro e fuori la sala del convegno da una valanga di contestazioni.
E dire che per garantirgli il successo della prima candelina nera il 22 febbraio si era mobilitata al massimo la struttura organizzativa del PD, con l'obbiettivo di riempire con una platea prona e ubbidiente la sala del centro congressi di Roma, mentre le “forze dell'ordine” tenevano a bada all'esterno la contestazione annunciata da giorni.
La verità non si imbavaglia. E anche questa volta la dura contestazione di lavoratori e studenti ha rivelato l'inganno governativo per ciò che era: un vomitevole teatrino di regime in stile Leopolda, in cui avevano diritto di parola solo i servi del governo disposti ad innalzare lodi stracolme di mielosa demagogia all'operato di Renzi e della Giannini, con l'obbiettivo di fare accettare ai lavoratori e agli studenti la sostanza e il metodo antidemocratici della controriforma, contenuta nella “Buona Scuola”.
Mentre si svolgeva la presentazione, infatti, un gruppo di lavoratori precari della scuola e studenti hanno urlato slogan e fatto volantinaggi fuori dall'auditorium denunciando la realtà della scuola italiana, che si regge ora e si reggerà ancora di più dopo la controriforma renziana, sul lavoro di centinaia di migliaia di insegnanti e personale ATA precario, i cui edifici crollano sulla testa di studenti e lavoratori, dove si tagliano ore di insegnamento e laboratori, vengono chiusi i più elementari spazi di democrazia, tra cui quelli sindacali. “NO” alla contestazione era il diktat del governo, tanto che la Questura aveva negato l'autorizzazione ad un siti-in contro la “Buona Scuola” in piazza della Repubblica. Il presidio si era allora spostato davanti alla sala convegni militarizzata per accogliere Renzi. Al termine del presidio con tanto di volantinaggio, le “forze dell'ordine” hanno identificato molti manifestanti.
Ma niente da fare: dentro il Centro Congressi, la scenetta osannante al nuovo Berlusconi è stata più volte interrotta dalle proteste dei precari che reclamavano spazio per intervenire, loro negato in maniera arrogante e fascista.
A salire sul palco per prima, il ministro Giannini, che ha snocciolato le solite posizioni reazionarie sulla scuola, la meritocrazia, la carriera degli insegnanti, e le falsità sull'abolizione del precariato. Il discorso della Giannini è stato interrotto dalle contestazioni della platea. Un insegnante ha gridato: "Ministro, abrogate la riforma Gelmini. No alle classi pollaio!".
Personaggi dello sport, deputati, ministri ed ex-ministri osannanti, tutti hanno avuto il diritto di parola, ma non gli insegnanti che chiedevano di intervenire. Così denuncia un precario del Coordinamento lavoratori autoconvocati di Roma: "Sono entrato con un regolare accredito - ho ascoltato gli interventi e preso appunti ma quando ho visto che sui contenuti nessuno ha detto nulla, ho chiesto di poter parlare dal palco". Non gli è stata data la parola.
I precari, giustamente infuriati perché non veniva consentito loro di intervenire, hanno interrotto in continuazione il discorso di Renzi che, in evidente difficoltà, ha ribattuto arrogantemente: “mandateci una e-mail e vi risponderemo sul merito” e ha proseguito: “Continuate a seguirci, a criticarci: ma partendo da un presupposto: stiamo facendo sul serio", che tradotto significa “continuate a criticarci, non ce ne frega niente” e poi ha insultato e minacciato i lavoratori; “No a chi viene qui a fare le pagliacciate, ascolto tutti ma non consento la palude e la paralisi” e tanto era concreta la minaccia che due dirigenti dell'USB vengono portati in Questura per aver tentato di avvicinarsi alla stampa che gremiva il parterre di Renzi con l'obbiettivo di consegnare il comunicato sull'iniziativa.
Un atteggiamento apertamente fascista quello con cui Renzi ha gestito l'opposizione montata dentro e fuori la sala durante i festeggiamenti per la sua prima candelina nera. Ha così gettato la maschera, rivelandosi definitivamente per quello che è: l'esatta copia di Berlusconi e di Mussolini, con la sua smisurata ambizione, e in più con un'arroganza e un egocentrismo che superano quelli dei suoi predecessori.
Evviva la protesta delle masse lavoratrici e studentesche che lo smascherano sempre e comunque!

25 febbraio 2015